Nel terzo capitolo della rassegna Scene da un Mondo (ir)responsabile, organizzata dall’associazione grandArte in collaborazione con gli Amici di Bene, si è inteso aggregare dodici personalità artistiche contemporanee di varia formazione, esperienza e appartenenza generazionale, attive tra Torino, Milano, Genova, Asti, Cuneo, Saluzzo, Paesana e Sale San Giovanni. Ciò che le caratterizza, oltre alla varietà significativa e degna di nota delle tecniche artistiche praticate da ciascuna di loro con maestria (dalla pittura all’acquerello, a gouache, ad acrilico, a tempera, inchiostri e vernici spray, sia su carta sia su tela, alla digital painting e al video, dalle composizioni polimateriche alle installazioni con pellicole radiografiche e testi a stampa, dalla scultura in bucchero, rame e ferro spazzolato e ossidato a quella in marmo policromo) è indubbiamente l’attrazione per la forza immaginativa che scaturisce sia dall’incontro/confronto con i materiali naturali (minerali e vegetali) e con quelli prelevati dal mondo artigianale o industriale, sia dall’immersione nei magici effetti percettivi provocati dalle cromie e acromie astratte, evanescenti proiezioni di nuovi spazi di esistenza sensoriale. Nella prima esposizione si è considerata la creatività artistica proveniente dal mondo della scuola (ovvero di docenti, ex-docenti ed ex-allievi del Liceo Artistico “Ego Bianchi” di Cuneo) e nella seconda si è appuntata l’attenzione su specifiche proposte artistiche che hanno presentato modi differenti di esercitare il ‘pensiero visivo’, con finalità etiche, oltre che estetiche. In questa nuova occasione espositiva, si è cercato di individuare una cerchia di artisti la cui ricerca individuale fosse interessata a cogliere le infinite sfumature della complessità del nostro ambiente naturale e sociale, ponendosi in relazione con le sensazioni ed emozioni provocate dalla contemplazione dello spettacolo degli elementi in continua trasformazione dell’ambiente terracqueo e celeste, a contatto ottico e tattile rigenerante con materie fisiche diverse, mostrando il gioco ironico e fluente dei segni che immaginano sogni ad occhi aperti di neorealtà con propri codici comunicativi e rappresentativi asemici, e riflettendo sui risvolti disarmonici del nostro rapporto con il linguaggio, verbale e scritto, sottoposto al caos indistinto dell’incomunicabilità provocata dalla bulimica predominanza del chiasso massmediale che azzera tutti i valori di senso e di verità nelle nostre relazioni interpersonali. Avere gli occhi puntati sul libro sempre aperto rappresentato dalla natura, sapersi esprimere in armonia con la semplicità dei suoi elementi fenomenici e ricercare la meraviglia, insieme all’enigma del ciclico trascorrere del suo tempo-vita: è quanto i visitatori della mostra potranno riconoscere nella poetica spontaneità dei gesti creativi posti in evidenza nelle sale storiche del Palazzo Lucerna di Rorà a Bene Vagienna, scoprendosi a riflettere o a lasciarsi suggestionare dalle impressioni di ombre, luci e colori, ma soprattutto riconnettendosi con una visione più spirituale delle nostre vite impoetiche, oggi più che mai bisognose di rinnovate espressioni di bellezza.
Enrico Perotto

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